Dove andranno a finire le liti condominiali?

Dove andranno a finire le liti condominiali?

A cosa sono arrivate le liti in condominio?

Nei giorni scorsi a Torino un amministratore di condominio e un condomino erano impegnati in una discussione. A un certo punto essa è diventata animata ed è spuntato un coltello. Una persona è intervenuta per sedare gli animi ed è stata ferita.

Sempre a Torino nelle scorse settimane è accaduto che  una lite tra condomini sia arrivata in tribunale. Una signora, infatti, ha citato in giudizio la sua dirimpettaia, accusandola di ascoltare musica ad alto volume a tutte le ore, di avere sbattuto in una serata il portoncino del pianerottolo centotrentadue volte, di avere lasciato teste di topo morto sullo zerbino della vicina e di averla insultata.In un’altra occasione la donna ha raccontato, di avere sentito alcuni rumori provenire dal pianerottolo e guardando dallo spioncino del suo portone di casa ha visto la vicina con i pantaloni abbassati, che le mostrava il sedere.

Sono alcuni esempi di quella che è diventata la vita quotidiana all’interno degli edifici

dove tra gli occupanti dei vari appartamenti, si sono persi i legami di solidarietà, che, tradizionalmente, hanno caratterizzato le relazioni di vicinato per essere sostituiti da un perenne stato di “guerriglia”, nel quale ognuno ha il solo fine di arrecare fastidio all’altro, il quale diventa il destinatario ultimo del rancore accumulato da ciascuno a causa delle frustrazioni, che caratterizzano il proprio vissuto quotidiano.

 

Le liti condominiali rappresentano un terzo delle cause civili, che intasano i tribunali e lo studio di esse ci dice che i motivi per cui si litiga di più in condominio sono i seguenti:

·         le “immissioni” di rumori ed odori, di vario genere 

·         l’occupazione di un’area condominiale da parte di un singolo condomino con oggetti e mezzi di sua proprietà; 

·         i rumori in cortile, magari durante l’orario del silenzio  

·      l’innaffiatura del vicino sottostante a causa di piante gocciolanti o di bucato, lo sbattimento di tappeti e di tovaglie che fanno piovere di tutto

·         i mozziconi di sigaretta gettati dalla finestra da un fumatore“distratto” 

·         I giochi dei bambini nelle aree condominiali 

·         il parcheggio selvaggio della automobili nel cortile condominiale.

Nel condominio avviene il più strano dei paradossi, poiché pur costituendo esso una piccola comunità, i suoi membri non si conoscono tra loro, come avviene, in genere, negli altri insediamenti umani di piccole dimensioni.

La litigiosità in condominio lede l’interesse comune di ciascun condomino di curare e usare al meglio le parti comuni di un edificio e crea danni anche al loro tornaconto personale.

Ad esempio, si ponga mente ai furti in appartamento: un vicino vigile garantirebbe la migliore delle protezioni; di conseguenza sarebbe della massima importanza e convenienza instaurare con lui un buon rapporto e, invece, avviene l’esatto, opposto.

Il condominio è una forma di coabitazione forzata all’interno del quale non si riesce a mantenere la “giusta distanza”  nei rapporti interpersonali.

I conflitti nel condominio hanno per oggetto interessi dei condomini: però, se essi fossero legati solo a questioni economiche materiali potrebbero essere risolti ricorrendo al giudizio di un terzo. Il problema è che in ambito condominiale la parola interesse nasconde il vissuto psicologico dei condomini.

La frase: “Non è una questione di denaro, ma è una questione di principio!” è una dichiarazione di guerra perché il condominio è la sintesi e destinazione ultima  di invidie, antipatie, rancori, frustrazioni, ansie, amarezze, insoddisfazioni: tutti questi elementi danno vita ad un estenuante insieme di relazioni fatto di: insofferenza, delusione, logoramento, evitamento, fastidio, incomprensione, equivoco.

L’aspetto incomprensibile è che le parti comuni di un edificio sono proprietà di ciascun condomino, i quali, pur essendo disposti alle spese più folli per curare i loro appartamenti non mettono in atto comportamenti virtuosi al fine di curarne al meglio lo stato di conservazione di esse,  come se il condominio fosse elemento  “estraneo” a ciascuno di loro.

A farne le spese è anche l’amministratore del condominio, il quale è il destinatario ultimo dello stato di tensione perenne che caratterizza ciascun condominio, che amministra.

La legge di riforma non ha definito in modo chiaro il suo status giuridico e, di conseguenza, non lo ha dotato di poteri di azione efficaci al fine di costringere i condomini a rispettare le regole del regolamento condominiale o evitare che facciano un uso incongruo delle parti comuni.

L’unico organo che ha potere decisionale è l’assemblea dei condomini, la quale diventa luogo di scontro e di conflitto.

Uno dei pochi modi di cambiare le cose è informare e formare le persone a vivere il condominio in maniera diversa perché l’assemblea diventi un momento fisiologico della vita condominiale nel quale discutere in maniera pacata dei problemi del condominio al fine di trovare in maniera razionale le soluzioni migliori, in base ad un piano delle priorità.